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https://hdl.handle.net/10955/5607
Title: | I processi di sviluppo rurale in Albania e il ruolo delle politiche e delle pratiche di cooperazione |
Authors: | Jedlowski, Paolo Vitale, Annamaria |
Keywords: | Sviluppo rurale Politiche di sviluppo Albania Cooperazione Governance |
Issue Date: | 5-Jan-2023 |
Publisher: | Università della Calabria |
Series/Report no.: | SPS/04; |
Abstract: | Il lavoro che segue è frutto di una ricerca condotta tra Italia e Albania. La decisione di affrontare questo argomento scaturisce, in primis, dall’interesse personale nei confronti della mia terra, sulla quale ho la possibilità di posare uno sguardo nuovo, frutto di questo interessante percorso di studi. È un lavoro impreziosito dall’esperienza sul campo. Coniugando, quindi, le competenze acquisite in questi anni con il lavoro della ricerca, ho deciso di sfruttare quella che è stata la mia osservazione partecipante in loco e territorio. A catturare il mio interesse è stato il programma IPARD II, una vera e propria novità per l’Albania, per la prima volta interessata da una programmazione di respiro europeo. In questi ultimi anni, durante i miei vari lunghi soggiorni e ricerche in lungo e largo nelle città e nelle zone rurali della mia terra, ho potuto costatare in prima persona il grande salto di qualità che ha fatto l’agricoltura in Albania. Un percorso inciso da grandi sforzi, lacune, errori, ma soprattutto volontà di recuperare e fare, di inventarsi e di andare avanti, perché no, di pari passo con gli altri paesi vicini della tanta amata Europa. Partendo da questo è naturale chiedersi quanto un Paese come l’Albania sia preparato a recepire le novità introdotte dai vari programmi e i sostegni e quali potrebbero essere i punti critici sia in fase di programmazione che di attuazione. L’altra domanda cui il lavoro cerca di rispondere riguarda le reali opportunità e benefici di cui l’Albania sta usufruendo. Partendo, dal primo capitolo, si sofferma sull’avvicendarsi degli elementi che hanno caratterizzato la storia del contesto rurale albanese. Lo stato attuale dell’agricoltura albanese si sta delineando, cercando di percorrere le strade verso la completa modernizzazione dei paesi europei. Per comprendere meglio il “caos” del settore agricolo dei primi anni ’90, si è partiti dal dopoguerra in Albania, poi alla totale collettivizzazione delle terre tra gli anni ’50-’60, alla caduta del regime, e di nuovo, alla ridistribuzione agli agricoltori e alla privatizzazione delle imprese di Stato; quindi, alla destrutturazione del sistema dallo Stato al mercato. La situazione di evidente squilibrio nella proprietà della terra che, prima del conflitto mondiale, era gestita ancora in parte da relazioni di produzione quasi feudali, continua a persistere dopo il crollo del regime comunista quando si assiste ad uno smantellamento che politiche avvicendatesi negli anni – dimostratesi, poi, inefficienti. In questa parte la ricerca è avvalorata dalla testimonianza di Pellumb Maksutaj, ex dirigente di Cooperativa agricola, durante il periodo che va dal 1970 al 1985, in pieno regime di collettivizzazione. La sua intervista offre uno spunto di riflessione sulle reali condizioni di vita ai tempi della collettivizzazione. Attraverso l’analisi delle politiche post-regime, si metteranno a confronto le difficoltà e le diverse modalità di approccio che hanno portato alla pre adesione. Il Paese ha dovuto, nel corso di questi anni, vivere fenomeni di esodo, sia verso l’estero sia interni (dalle aree rurali a quelle urbane), con pesanti conseguenze sul settore agricolo. Conseguenze che le politiche hanno fatto fatica a fronteggiare, come si evince dall’analisi condotta. Il secondo Capitolo parla delle evoluzioni delle politiche rurali dell’Unione Europea, si toccano i cambiamenti salienti avvenuti fino al 2020, tra errori ed esperienze che hanno delineato i notevoli miglioramenti delle politiche. Argomenti dai quali è d’obbligo partire per analizzare il contesto rurale albanese di ieri e di oggi, in vista dell’auspicato ingresso tra i paesi UE di domani. Parallelamente, infatti, alle evoluzioni delle politiche comuni, ci si sofferma sull’avvicendarsi degli elementi che hanno caratterizzato la storia del contesto rurale Albanese e la sua prospettiva europea. Durante questo capitolo si analizzano anche i primi aiuti della Comunità Europea e dei donatori internazionali dagli gli anni 90 in poi, e il loro impatto nell’ambito dello sviluppo rurale, economico e sociale del paese. Da qui si giunge al terzo capitolo, una breve parentesi che cerca di affrontare il periodo di transizione degli anni ’90, quando iniziava una nuova fase di trasformazioni sociali che sarebbero succedute da li a poco nel piccolo Paese isolato. Il settore agricolo si trovava davanti a scelte radicali simili a 45 anni prima, in un clima di gran confusione e non pronto al nuovo che stava arrivando. L’agricoltura albanese doveva uscire dal precedente sistema centralizzato economico, sociale e collettivista e adeguarsi all’inizio di una nuova era: quella della democrazia e dell’economia di mercato. Questo necessario passaggio è stato caratterizzato dalla crisi sociale ed economica e dall’attuazione di riforme strutturali in tutti i settori dell’economia. Sono gli anni delle privatizzazioni di massa, dei beni e delle piccole imprese in settori come il commercio, artigianato e servizi. Si da avvio alla liberalizzazione degli scambi e dei prezzi dei prodotti agricoli, alla libera circolazione delle persone che porterà verso l’esodo dalle zone rurali alle città e le zone di pianura (L. Vanini 1993). Durante questo periodo ci sono state varie riforme e strategie che hanno accompagnato l’assestamento del settore agricolo. Si parte con la riforma fondiaria del 1991, nota anche come la Legge sulla terra (Land Law) n. 7501 del 19 luglio 1991. La Riforma scaturita da questa legge è stata la più progressista e la più decisiva, per il settore agricolo e per l’economia nel suo complesso, poiché ha sancito la proprietà del terreno e ha avuto un’influenza molto importante sull’agricoltura nel suo complesso. L’azione più importante della Riforma Agraria è stata la privatizzazione delle terre e questo processo nel suo complesso ha riaperto vecchie ferite e conflitti sociali, tra gli ex proprietari e coloro che acquisivano la terra grazie alla legge. Conflitti di questo genere prevalgono ancora in alcune zone dell’Albania. La legge di privatizzazione delle terre delle cooperative agricole del 1991 e la loro distribuzione alle famiglie di tutti gli aventi diritto (piccoli proprietari, operai e impiegati delle strutture collettive) hanno cambiato radicalmente la situazione e creato - in senso lato e in senso stretto - un nuovo paesaggio. Altri passaggi degni di nota sono anche le leggi fondiarie del 1993 e del 1995 per la compensazione degli ex proprietari e la vendita, approvate contestualmente il 21 aprile 1991 e il 27 giugno 1995. Queste norme miravano a regolare legalmente il trasferimento (acquisto e vendita) della proprietà di terreni agricoli, prati e pascoli, ma tale era la crisi che oggi sembra inverosimile la coincidenza tra l'adozione di una legge che dava voce e dignità agli ex proprietari e al massiccio esodo rurale con conseguente inutilizzo dei terreni agricoli. Una breve riflessione si è fatta anche nei confronti dell’evoluzione delle politiche di sviluppo rurale fino all’incontro con le politiche europee, un arco temporale lungo di dieci anni (1994-2014). Ad onor del vero, le Politiche di sviluppo rurale, in particolare durante i primi anni di transizione, sono state limitate, ma il sostegno delle istituzioni internazionali e dei progetti di sviluppo sembra abbia avuto un impatto significativo sull’orientamento delle decisioni politiche, attraverso documenti di indirizzo e raccomandazioni formulate nelle relazioni dei vari interventi esteri e attraverso il sostegno diretto nella formulazione di leggi e regolamenti, come ad esempio il documento preparato da USAID - United States Agency for International Development, a sostegno del Ministero dell’Agricoltura nel 1994 che riguarda l’orientamento delle politiche per lo Sviluppo agricolo, con priorità principali la valorizzazione dei terreni agricoli e la crescita della produzione, nonché garantire una quantità sufficiente di cibo per la popolazione rurale ( Usaid, 1998). Un’altra tappa importante riguarda la Strategia Verde che prevedeva un periodo a medio termine (1998 - 2005) e mirava a mettere le basi per un settore agricolo sostenibile, a migliorare la produttività dei terreni agricoli con un’impostazione economica e ambientale sostenibile e a raggiungere un livello soddisfacente di vita per la popolazione delle zone rurali, in particolare attraverso l’aumento dei redditi di coloro che lavorano nel settore agricolo e il soddisfacimento dei bisogni alimentari sia a livello famigliare sia nazionale (Shehu Diana, 2005). Lo sviluppo rurale durante questo periodo è stato visto generalmente come un elemento della politica di sviluppo agricolo e di conseguenza l’assegnazione dei fondi era orientata principalmente verso l’aumento della produttività agricola e per garantire la sicurezza alimentare. Come parte di questo processo è stata predisposta ed approvata la strategia intersettoriale per lo sviluppo rurale ISARD che prevede le priorità della politica di sviluppo rurale dell’Albania per il periodo 2007-2013. Nel quarto Capitolo protagonista è l’Albania odierna. Attraverso dati e statistiche si offre un quadro generale sul contesto e le politiche di preadesione per passare, poi, nello specifico all’economia rurale e alle problematiche ad essa connesse. Su queste basi si fonde l’intera programmazione IPARD che si approfondisce in questo capitolo. Partendo dalla definizione di IPARD: Instrument for Pre-accession for Rural Development, importante strumento di preadesione cui i Paesi candidati potranno attingere, ho voluto analizzare la fase di programmazione, le misure previste, per passare poi alla parte operativa e, dunque, alla fase di attuazione con i risultati precisi presi ufficialmente per ogni misura finanziata. Questa parte comprende, inoltre, un’intervista ad un beneficiario di questo importante programma, Misir Haxhiu, con il quale ho avuto la possibilità di interagire personalmente. Attraverso delle osservazioni sul campo, combinate con un’analisi critica del programma, proverò a mettere in evidenza le opportunità e le criticità dell’intervento in questione, per meglio comprendere la direzione che le politiche di sviluppo dovrebbero intraprendere in un territorio difficile come quello albanese. La quinta e ultima parte si concentra sulla storia della Cooperazione Italiana in Albania, sui settori degli interventi e i diversi progetti in corso. Inoltre, si riporta un esempio di buona cooperazione concretizzatasi nella reale promozione di uno sviluppo dal basso. Si tratta dell’esperienza del progetto di Vis Albania e del Cesvi che ha catturato la mia attenzione a partire dalla zone rurale scelte, una al sud e l’altra al nord e per le modalità di approccio delle Onlus che ne ha fatto sede principale. Il progetto ha cercato di rendere le due aree progettuali economicamente competitive, attraverso la diversificazione ed il rafforzamento delle attività produttive, il miglioramento dell’offerta agro-turistica, la partecipazione attiva dei beneficiari nei processi di sviluppo e nella creazione di una rete di comunicazioni e scambi tra le comunità locali. Lo studio del progetto e del loro lavoro svolto è rinforzato dalle interviste a Giorgio Ponti, capo progetto, e rappresentante legale Cesvi e Anna Carboni, project manager VIS in Albania. Le loro testimonianze offrono uno sguardo dal basso per meglio comprendere l’efficacia concreta dell’intervento. In quest’ultimo capitolo che, dopo aver analizzato territorio, testimonianze, approcci, politiche e programmazioni, cerco di rispondere alla domanda più importante che guida la ricerca: Quale sviluppo possibile per l’Albania? |
Description: | Dottorato di Ricerca in Politica, Cultura e Sviluppo. Ciclo XXXIII |
URI: | https://hdl.handle.net/10955/5607 |
Appears in Collections: | Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali - Tesi di Dottorato |
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