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Three essays in applied microeconomics

dc.contributor.advisorRubino, Franco Ernesto
dc.contributor.advisorAgostino, Mariarosaria
dc.creatorRondinella, Sandro
dc.date.accessioned2025-04-01T16:19:22Z
dc.date.available2025-04-01T16:19:22Z
dc.date.issued2021-05-05
dc.identifier.urihttps://hdl.handle.net/10955/5605
dc.descriptionDottorato di Ricerca in Scienze Economiche e Aziendali. Ciclo XXXIIen_US
dc.description.abstractLa presente tesi è articolata in tre capitoli indipendenti che affrontano tematiche attinenti al funzionamento del mercato del credito. Il primo capitolo analizza la politica adottata dalla Banca d’Inghilterra (BoE) durante la crisi finanziaria del 1914, utilizzando dati tratti dall’archivio storico della BoE. In particolare, l’analisi mira a verificare se la BoE svolse il ruolo di prestatore di ultima istanza a là Bagehot, basato su free lending, oppure adottò politiche di razionamento del credito basate sull’identità dei richiedenti di prestiti (discounter). Adottando una strategia econometrica conforme a quella di Anson et al. (2019), i risultati mostrano che la politica della BoE era orientata al razionamento del credito e divenne ancora più severa con l’intensificarsi della crisi. In linea con Flandreau e Ugolini (2011 e 2013) e Anson et al. (2019), l'identità del discounter sembra aver avuto un ruolo rilevante per la Banca. Il secondo capitolo investiga il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) come driver per la creazione d’impresa nelle province italiane, durante il periodo 2003-2012. I risultati mostrano che una maggiore presenza di BCC favorisce la creazione d'impresa, tuttavia, la magnitudo dell’effetto diverge a seconda dei settori industriali. Specificatamente, nel periodo pre-crisi la presenza nel tessuto locale di BCC favorisce la nascita di imprese high-tech, mentre, nel periodo 2009-2012 la presenza nelle economie locali delle BCC sembrerebbe influenzare maggiormente le imprese low-tech. Tale evidenza suggerisce che le BCC svolgano un ruolo rilevante nel finanziamento di imprese innovative e rischiose, tuttavia, nei periodi in cui il rischio d’impresa è più elevato, la maggiore avversione al rischio di questa tipologia di banche sembra indurle a sacrificare il finanziamento dei progetti più rischiosi. Infine, sfruttando un ampio campione di piccole e medie imprese (PMI) manifatturiere italiane osservate nel periodo 2003-2012, il terzo capitolo studia la relazione tra l’indebitamento delle PMI e la loro stabilità finanziaria (Z-score), verificando se la stessa sia influenzata dal grado di concorrenza che caratterizza il mercato del credito in cui le imprese operano. Utilizzando due indicatori per misurare la concorrenza bancaria locale – H-statistic e Boone indicator – i risultati mostrano che l'impatto negativo della leva finanziaria sulla salute finanziaria delle imprese è più severo per le imprese che operano in mercati bancari più competitivi. Sembrerebbe che i costi associati alla concorrenza tendano a prevalere sui potenziali benefici, portando le banche ad essere meno propense a stabilire rapporti di prestito con imprese a rischio, aumentando la loro vulnerabilità finanziaria.en_US
dc.language.isoenen_US
dc.publisherUniversità della Calabriaen_US
dc.relation.ispartofseriesSECS-P/01;
dc.subjectBancheen_US
dc.subjectImpreseen_US
dc.subjectMercato del creditoen_US
dc.subjectCrisi finanziariaen_US
dc.subjectEconometria applicataen_US
dc.titleThree essays in applied microeconomicsen_US
dc.typeThesisen_US


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